Come aiutare i bambini ad affrontare il rientro a scuola

Un ruolo chiave spetta alle figure adulte di riferimento. «Necessaria una forte coerenza tra il contesto della famiglia e quello scolastico», avverte la neuropsicologa dello sviluppo Arianna Usilla. «Uscire dalla logica del pericolo e passare a quella del rischio, la scuola ha bisogno di ripartire nella sua multifunzionalità»

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Come aiutare i bambini ad affrontare il rientro a scuola

L’avvio dell’anno scolastico 2020/2021 resterà impresso nei ricordi dei nostri bambini e ragazzi. Su quello che ci attende a seguito della riapertura delle scuole – il 14 settembre 2020 per la maggior parte delle regioni, il 24 settembre per alcune altre – si sono fatte innumerevoli ipotesi. Quel che è certo è che i nostri figli, dopo oltre sei mesi di lontananza forzata dall’ambiente scolastico, si ritroveranno in una scuola cambiata.

Rientro a scuola settembre 2020, psiche a rischio

Vero è che hanno ormai familiarizzato con la terminologia e le norme di comportamento collegate alla pandemia, ma è adesso che vivranno le esperienze in prima linea, in un ambiente estremamente noto e parte della loro quotidianità. Se già diversi studi hanno dimostrato gli effetti del lockdown sulla psiche dei più giovani (secondo un’indagine condotta dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova il 75% della popolazione al di sotto dei 18 anni ha riscontrato conseguenze psicologiche e somatiche a seguito della chiusura forzata), con la riapertura delle scuole l’attenzione deve essere doverosamente puntata sulle possibili ricadute in termini di stress che i minori, categoria rimasta troppo spesso ai margini delle linee guida diffuse dal governo negli ultimi mesi, potrebbero subire.

La neuropsicologa: «Entrare nella logica del rischio»

Dai banchi singoli agli spazi ripensati, dall’uso dei dispositivi di protezione individuale fino al distanziamento da mantenere fra compagni di scuola. Come aiutarli a comprendere le motivazioni dei cambiamenti, strutturali prima di tutto, che i loro istituti scolastici hanno subito? Un ruolo chiave spetta alle figure adulte di riferimento, genitori e insegnanti. «Le restrizioni subite nell’emergenza Covid-19 hanno creato negli adulti un allargamento delle maglie di ansia, paura e preoccupazione», premette la dottoressa Arianna Usilla, neuropsicologa dello sviluppo e psicoterapeuta della famiglia del Centro Medico Santagostino. «Mi piacerebbe che avvenisse negli adulti un passaggio di responsabilità: uscire dalla logica del pericolo per passare alla logica del rischio». Per l’esperta dobbiamo aiutare i bambini ad affrontare l’avvio dell’anno scolastico in primo luogo «facendo chiarezza su quelle che potrebbero essere le situazioni più rischiose e invece agendo in maniera più spensierata e disinvolta nelle situazioni che lo consentono».

Guardare il mondo con gli occhi dei bambini

«Noi offriamo ai bambini le lenti per osservare quello che stiamo vivendo. L’infanzia ha il diritto di guardare il mondo in maniera più rosea. Sta a noi mettere da parte le lenti oscurate dal cinismo e dal realismo proprie degli adulti», avverte la neuropsicologa.

«Immaginiamo, agli occhi di un bambino, le incoerenze che stiamo vivendo. Passiamo continuamente da contesti di esasperata attenzione ad altri in cui il rischio sembra non sussistere. Si troveranno, dopo aver vissuto i mesi estivi con maggiore libertà, a dover rispettare le rigide norme di comportamento che la frequenza della scuola impone. Un passaggio che può destabilizzarli e nel quale non dobbiamo lasciarli soli».

Fattore protettivo e sociale della scuola

«Nei mesi del lockdown le disuguaglianze dei contesti familiari sono venute a galla: la pandemia ha enfatizzato le vicende personali e familiari. La scuola nella sua multifunzionalità ha bisogno di riprendere non solo per garantire la didattica, ma anche per tutte le sue funzioni sociali, psicologiche, relazionali, esperienziali e di fattore protettivo per lo sviluppo del bambino», spiega la specialista. Un recente studio britannico, il più ampio sulla relazione tra SARS-CoV-2 e infanzia, rassicura inoltre sui minimi rischi per i minori che ritornano fra i banchi di scuola, essendo la “malattia grave rara nei bambini, e la letalità incredibilmente rara”.

Rientro a scuola settembre 2020, cosa possono fare i genitori

«Siamo passati dalla situazione di innalzamento delle misure igienico sanitarie, per un problema di tipo clinico, a una situazione di responsabilità. L’adulto che non ha vissuto l’emergenza in prima persona, con un lutto da coronavirus per esempio, nonostante tutto vive in maniera impercettibile questa situazione. Per il bambino è ancora più difficile», spiega la dott.ssa Usilla.

«Anche gli stessi genitori si trovano a dover “mettere insieme i pezzi” al rientro da un periodo di vacanza in cui la socialità è stata vissuta a maglie più larghe. Riguardo ai comportamenti dei minori in ambito scolastico (in classe e negli ambienti comuni), il consiglio è quello di muoversi in linea con le misure indicate dalle istituzioni scolastiche. Fondamentale mantenere agli occhi del minore una forte coerenza tra il contesto della famiglia e quello della scuola». I due “mondi” nei quali il bambino si identifica devono apparire compatti e uniti da un patto di complicità e corresponsabilità.

L’eventualità della didattica a distanza

Una possibilità concreta, quella del ritorno alle lezioni a distanza. Nella guida del ministero dell’Istruzione, in risposta ai quesiti di genitori e studenti e che racchiude le regole stabilite dal Comitato Tecnico Scientifico per l’emergenza, si legge che “la didattica digitale potrà essere utilizzata in modo complementare e integrato nella scuola secondaria di secondo grado […]. Solo in caso di una nuova sospensione delle attività in presenza, dovuta a motivi emergenziali, si renderà necessario il ricorso alla Didattica Digitale Integrata per tutti gli altri gradi di scuola”.

La neuropsicologa consiglia in questi casi una «auto organizzazione dal basso con più famiglie che si accorpano e trovano gli spazi anche nelle proprie case, se si tratta di una risposta a un problema semplicemente logistico della scuola», come per esempio quello di non riuscire a garantire il distanziamento adeguato tra gli studenti.

«Sono incalcolabili i rischi per la psiche dei più piccoli, rimasti isolati in un contesto adulto, parlo soprattutto dei figli unici», afferma la specialista. «Se dovessimo trovarci in un nuovo lockdown dovuto a questioni sanitarie, consiglio, dove ve ne sia la possibilità e rispettando le disposizioni governative, di crearsi un “piano B”. Per esempio formando piccoli gruppi di 4-5 bambini che vivono nello stesso condominio, che possono fare insieme i compiti. Condividere spazio e tempo può proteggerli dalla malattia psichica».

Cosa possono fare gli insegnanti

«Il Covid ha messo alla prova chi ha avuto lutti e malattie in esperienze precedenti. È stato improvviso e non ci ha permesso di essere proattivi, ha fatto emergere la paura che possa ripresentarsi una situazione di fragilità», avverte la specialista. «Un insegnante che ha vissuto un evento personale doloroso legato all’emergenza sanitaria, se lo porterà anche nel proprio ruolo a scuola. Fondamentale fare ricorso agli strumenti necessari per gestire e affrontare la situazione, come ad esempio un percorso di psicoterapia specifico. Purtroppo queste scelte sono lasciate all’iniziativa personale, ideale sarebbe un percorso di formazione mirato alla situazione per gli insegnanti, da adattare al percorso del singolo».

Rientro a scuola settembre 2020, senza stress

«I bambini hanno bisogno di vivere il presente. A mio parere non necessitano di essere incalzati con una routine», precisa la specialista. «Anche quando sono più grandi, mantengono una percezione del tempo molto diversa da quella degli adulti. Quella che per noi è una stagione, nella loro percezione equivale a dieci anni. Nel presente si fanno le ossa per affrontare i giorni successivi. È controproducente gettare lo sguardo troppo in là e investirli di ipotesi e prospettive quando noi stessi non sappiamo che cosa succederà».

Possiamo, pertanto:

  • Condividere con i bambini, senza segreti, quanto accade nel presente. Spieghiamo che la scuola avrà un aspetto diverso, che dovranno usare la mascherina (dai 6 anni in su) nelle situazioni in cui non è possibile rispettare il distanziamento dagli altri, igienizzare le mani spesso. Prepariamo insieme lo zaino che contenga sempre una mascherina di ricambio, un contenitore per riporla e una confezione di gel igienizzante.
  • Soffermarci sugli aspetti gradevoli del presente. Il ritorno a scuola è un momento di gioia, anche se lo faremo con modalità diverse rispetto agli anni scorsi.
  • Valutare insieme, giorno per giorno, l’evoluzione delle cose, per evitare stress e traumi. La mattina misuriamo la febbre come consuetudine, in una situazione di tranquillità, e affrontiamo la giornata. «Nei bambini più grandi, soprattutto, mettere troppi pensieri avanti, può generare ansia. Ogni cambiamento, se ci sarà, verrà accolto di volta in volta», conclude la specialista.