Gravidanza

Il periodo successivo al parto: tutto quello che c’è da sapere

I cambiamenti del corpo della donna nel puerperio, quali sono e come affrontarli? Le risposte della dott.ssa Michela Bardino, ostetrica

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Il periodo successivo al parto: tutto quello che c’è da sapere

Il periodo successivo al parto, o puerperio, è caratterizzato da una serie di cambiamenti che interessano la donna dal punto di vista corporeo, emotivo, ormonale. «Un tempo di 7 settimane, che mediamente corrispondono a 42 giorni, necessario all’utero per ritornare alle dimensioni che aveva prima della gravidanza», spiega la dott.ssa Michela Bardino, ostetrica del Centro Medico Santagostino. «Le peculiarità che caratterizzano il periodo successivo al parto, e che coinvolgono la vita della donna e dei suoi familiari, permangono invece ancora per diversi mesi».

«In tante culture del passato il puerperio era ricco di rituali e cure specifiche, differenti a seconda delle parti del mondo», aggiunge la dottoressa. «Riti, tradizioni e cure avevano per certi aspetti un valore scientifico. Un periodo di 40 giorni dedicati al riposo della donna corrisponde a quello idoneo alla ripresa dei muscoli del pavimento pelvico e degli addominali».

Il rispetto dei tempi di ripresa del corpo della donna è indispensabile nel post parto, nonostante nella società in cui viviamo esista una sorta di rifiuto della lentezza: «Troppo spesso si pretende che la neomamma torni alla “vita precedente” a pochi giorni dal parto, questo fisiologicamente non è possibile», aggiunge l’ostetrica.

Come gestire le perdite post parto

Tra le caratteristiche del puerperio che interessano tutte le donne ci sono le perdite post parto. «Per alcune settimane dopo il parto ci sarà una perdita di sangue simile a una mestruazione abbondante, necessaria per ripulire il materiale che si è formato nell’utero per accogliere gravidanza e placenta».

Più abbondanti nei primi dieci giorni dalla nascita, si riducono e spariscono completamente dopo 30-40 giorni, sia nel caso di parto naturale che in quello di taglio cesareo. Per i primi giorni meglio usare assorbenti in puro cotone, specifici per il post parto. Molto assorbenti ma anche traspiranti, agevolano inoltre la guarigione di eventuali punti. Quando le perdite si riducono in quantità, si può passare all’uso dei classici assorbenti esterni. Non è possibile fare uso di assorbenti interni o coppette mestruali». Fondamentale la cura dell’igiene: «Lavarsi, senza timore di farsi male, più volte al giorno, un paio delle quali con un detergente delicato, altrimenti soltanto con l’acqua. Tamponare delicatamente con un asciugamano».

Periodo successivo al parto, uso di fasce o pancere

«La pancera nel post parto non è consigliata come strumento di routine. Ha l’effetto estetico di appiattire l’addome ma va a sostituire il lavoro carente degli addominali, fisiologicamente più deboli dopo il parto. Rallenta la ripresa della funzione addominale», suggerisce l’esperta. Nel caso del parto cesareo la pancera, nei primi giorni, può ridurre la pressione sulla ferita. «Può essere usata quando si fanno movimenti che provocano dolore o fastidio come quello di alzarsi o sdraiarsi».

Dieta post parto

Nel periodo dopo il parto la dieta deve essere equilibrata e includere tutte le categorie alimentari. Non devono mancare carboidrati, proteine animali e vegetali, frutta e verdura. «Assicurarsi abbondante apporto idrico, soprattutto per le mamme che allattano in maniera esclusiva. In questi casi aumenterà anche l’appetito, fattore che risponde alla funzione fisiologica svolta dalla donna. Durante il periodo dell’allattamento la mamma deve assumere ogni giorno 300 calorie in più».

Mangiare cinque volte al giorno, rispettando gli “appuntamenti” con gli spuntini della mattina e del pomeriggio, è necessario. «Attenzione alle tentazioni rappresentate da merendine e dolcetti fuori pasto, responsabili dell’aumento di peso. Durante il puerperio si passano tante ore da sole con il neonato in casa: questo può indurre ad adottare cattive abitudini alimentari».

Esercizio fisico post parto: cosa si può fare?

Dopo il parto parete addominale e pavimento pelvico hanno bisogno di tempo per riprendere la funzionalità ottimale. Con alcuni esercizi è possibile agevolare questo passaggio. Si tratta di esercizi a basso impatto e che non comportano grande sforzo fisico o movimenti complessi.

«Mantenere la postura con la colonna allungata e dritta determina in automatico l’attivazione dell’addome e del pavimento pelvico», suggerisce l’ostetrica. «Questo è già un esercizio da fare per compensare la postura legata all’allattamento del bimbo o al tenerlo in braccio».

«Per la ripresa del pavimento pelvico è auspicabile una valutazione specialistica da parte di un professionista, a 2-3 mesi dal parto. È importante proteggerlo evitando sforzi come corsa, addominali e salti per 3-6 mesi dalla nascita, sia per il parto naturale che per il cesareo. La valutazione individuale del pavimento pelvico permette di scoprire il percorso di recupero idoneo alla propria situazione.

Incontinenza e punti

L’incontinenza in gravidanza o dopo il parto è un disturbo frequente. «È un segno di fatica del pavimento pelvico che merita approfondimento o recupero. Generalmente ha il suo miglioramento naturale nei mesi. Tuttavia rimane un campanello di allarme su un sistema pelvico che ha perso la sua capacità di funzionamento ottimale. Consigliabile quindi fare un controllo».
I punti post parto, per lacerazione spontanea o episiotomia, possono essere lievemente fastidiosi durante i primi giorni. «Non è invece normale che siano molto dolorosi quando si cammina o ci si siede. Quando c’è dolore intenso c’è bisogno di una ulteriore valutazione professionale, anche dopo la dimissione dall’ospedale», precisa la dottoressa Bardino.

Ciclo mestruale e sesso

«La donna che non allatta riprende abbastanza in fretta con la sua regolarità precedente: il ciclo mestruale potrebbe tornare già circa un mese dopo la scomparsa delle perdite post parto. La donna che allatta esclusivamente può dover attendere il ritorno del ciclo per diversi mesi. Questo però non equivale al un contraccettivo al 100%: è bene associare un contraccettivo quando si riprende l’attività sessuale».

Per tornare ad avere rapporti bisogna attendere almeno 40 giorni dopo il parto e che le perdite siano concluse. «Il collo dell’utero a questo punto è completamente richiuso. Inoltre bisogna aspettare che i punti siano guariti», spiega la dottoressa. «Il desiderio sessuale subisce alterazioni del tutto normali nei giorni dopo il parto. Vale anche per i neopapà e si verifica a causa della stanchezza, della novità, del doversi adattare alla presenza del bambino. Le donne che allattano possono avere una ulteriore riduzione del desiderio e della lubrificazione. In questi casi adottare un lubrificante e, in generale, darsi del tempo per tornare gradualmente a un’attività regolare».

Diastasi addominale, come prevenirla

«Per diastasi addominale si intende un’apertura dei muscoli retti addominali tale da non garantire una buona chiusura della parete addominale. È fisiologico che i muscoli addominali mantengano una piccola apertura fino a un centimetro dopo la gravidanza». Solo in alcuni casi questa apertura è di diversi centimetri e persiste per mesi dopo il parto. Comporta conseguenze negative a livello di postura addominale ed estetico.
«Consiglio un lavoro di recupero fisioterapico e posturale, con valutazione medica e bandendo l’autogestione che può essere controproducente. Per prevenire la diastasi addominale è fondamentale limitare l’aumento di peso in gravidanza ed evitare lo sforzo degli addominali durante i nove mesi», suggerisce la dott.ssa Bardino.

Depressione post parto

Nelle settimane successive al parto la situazione ormonale della donna è molto diversa da quella della gravidanza. Questo periodo è caratterizzato da maggiore instabilità emotiva, con momenti transitori di tristezza e suscettibilità al pianto. «Un normale baby blues si risolve entro due settimane dall’evento della nascita. Si tratta di un fenomeno transitorio, correlato agli sbalzi ormonali tipici dei giorni successivi al parto», dice la dottoressa.

«In presenza di manifestazioni emotive più intense e prolungate nella giornata e nel tempo, è bene chiedere una consulenza con professionisti dedicati, psicologici e/o psichiatri competenti sulla depressione post partum, per ottenere al più presto il supporto utile a stare meglio. Il tipo di terapia proposta sarà personalizzato sulla specifica situazione della donna o della famiglia. In primo luogo questo avverrà tramite la psicoterapia e, qualora necessario, con una consulenza farmacologica personalizzata». Al Centro Medico Santagostino è disponibile un servizio di psicologia dedicato per accogliere semplici domande o richieste di aiuto.

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